Oggi vorrei dirlo…
Oggi vorrei dirlo, al mondo, a quel piccolo mondo a me vicino, a me stretto, o costretto a starmi vicino…vorrei dire che è venuto il tempo di avere coscienza, quella coscienza che ci fa guardare i nostri figli con gli occhi limpidi, e ci fa sperare.
Vorrei dire che la cultura è una cosa seria, e come tale andrebbe trattata. E’ una coltivazione che richiede tempo e fatica, sudore e costanza, e che per avere buoni frutti, occorre arare, seminare, aver cura e infine raccogliere.
La cultura non conosce la politica, perché la cultura è politica, è cosa di tutti e a tutti riguarda.
E non si pesa, non si mostra o dimostra. La cultura succede perché succede la libertà. La cultura non imbroglia chi la ama, ma spesso sono coloro che credono di detenere i cordoni della borsa ad imbrogliare.
Perché la cultura costa, come costa il contadino e il seme che sparge, il trattore che ara, il concime che nutre.
Ma se quel costo non viene sostenuto, allora il terreno si fa arido, si fa deserto. e il deserto fa annichilire, inghiotte tutto e riduce in polvere. E’ rovente di giorno e ghiacciato la notte, il deserto, non ci concede mezze misure perché non concede differenza e diversità.
La cultura è rivoluzionaria, perché toglie le ombre e i veli alla menzogna, perché non ascolta potenti o emarginati, perché è di tutti, è tutto, è tutti.
Eppure il potere – e ce ne sono tanti, di potenti e di poteri- la prende e la sbatacchia, se ne fa vanto o straccio, bandiera o strofinaccio. Il potere stabilisce che sarò io, o tu, o lui lei l’altro, a gestirla, ‘sta cultura che ormai non ci ricordiamo nemmeno più dove sia… e io, tu l’altro abbiamo le competenze i numeri o le patenti necessarie, o almeno lo crediamo…perché poi ci sono i bandi, le presentazioni, i concorsi, il pubblico il privato gli sponsor…ognuno diventa recinto necessario per dire che “qui dentro si fa cultura”…uno zoo disseminato di terrore, perché il potere fa paura e della paura si nutre, a braccetto con l’ignoranza.
Oggi vorrei raccontare a mia nipote che è importante andare a teatro, leggere un libro, vedere un film, saper fare bene qualcosa o comunque provare a saperla fare senza preoccuparmi dell’essere visto o intravisto, ma conoscere, lavorare sui propri talenti (persino il Vangelo ce lo ricorda, Matteo 25,14)…
Oggi vorrei dirle di non accontentarsi, di non credere a tutto, di indagare sempre alla ricerca della verità. Perchè dove troverò la verità, troverò la libertà.
Oggi vorrei continuare a sbattere la testa contro quei recinti, contro ogni tipo divisa che si identifichi con il sopruso, contro coloro che ho vicino e lontano, che forse nemmeno immaginano che io esista, a dirgli che alzerò le mani in alto non per la resa, ma per impugnare parole che mi facciano respirare.
Oggi vorrei far tacere i vili che gridano a tutta voce che son loro i veri ribelli, e poi banchettano nei porcili dei potenti.
Oggi è tempo di temporali, di albe, di tramonti che siano poesia nuda, colori impossibili, amori di quelli che ti spaccano la pancia.
Oggi, anche se piccoli pettirossi da combattimento, è assolutamente tempo di dire no e camminare in direzione ostinata e contraria.
Ravenna, 10 luglio 2025
