Io non corro, ma partecipo a Epica dell’acqua.

E lo faccio scrivendo. “OlmO. Io corro per vendetta” è un monologo sulla corsa. E non una corsa qualsiasi. Parliamo di ultra trail. Parliamo di uno dei suoi campioni, Marco Olmo.

Sono competizioni in cui i corridori mettono alla prova se stessi, come atleti e come uomini: mente e corpo sfidano i km, le salite, il sole accecante, i ghiacci.

Quando Alberto Marchesani, runner e inventore de Epica dell’acqua, mi ha parlato di queste competizioni, ho pensato che fossero dei matti. Chi te lo fa fare, mi dicevo, di correre nel deserto per 6 giorni consecutivi? Nemmeno i premi, irrisori.

La sfida con se stessi? Con la Natura?

Poi ho conosciuto Marco Olmo. E a lungo, con Alberto, ci siamo di nuovo confrontati.

Forse ho capito. E ho iniziato a scrivere.

La corsa, questo tipo di corsa, varca i limiti e ci mette a nudo. La sfida più grande è con noi stessi. Con le proprie paure, con quella parte della luna che c’è e che non vediamo. O meglio: che non vogliamo vedere. Perché è di noi che stiamo parlando. Di quello che la vita ci ha concesso e no, delle piccole o grandi sconfitte, di quelle persone o quei fatti che ci hanno offeso, ferito, insultato, di quelli a cui avremmo voluto dire e non abbiamo detto. Non c’è una misura, non c’è una gradazione: gli avvenimenti personali in cui inciampiamo, durante gli anni, hanno un impatto emotivo su ciascuno di noi in modo diverso. E, perdonate la psicologia spicciola, ognuno di noi li conserva, ognuno sceglie se tenerli e spazzarli con la polvere sotto al tappeto o affrontarli.

O correre intorno al Monte Bianco per 18 ore. O nel deserto. O tra i ghiacci. E lì è proprio questa sfida che si mette in moto, e fa muovere le gambe, e andare avanti. Le vendette. Quei silenzi sopiti si fanno carburante per i passi, quel “avrei fatto” o “avrei detto” sono ossigeno per i muscoli. Immagini, ricordi, traumi, sogni infranti, dolori diventano motivo di rivincita. Vendette che si attuano nella corsa.

E forse anche io, seppur profondamente pigro e sicuramente non più sportivo, ho trovato nel racconto, tra le parole, la mia vendetta. Ho incontrato le mie vendette. E dolorosamente le ho affrontate, parola dopo parole, facendo marciare Marco Olmo per due volte intorno al mondo.

Il 14 ottobre Enrico Caravita racconterà tutto questo ad Albarella, un’isola privata nel delta del Po, in cui c’è un palazzo storico veneziano, Ca’ Tiepolo. L’ingresso sarà riservato ai partecipanti di Epica dell’acqua. Ma nel futuro saremo a correre con Olmo anche altrove.

 

Leggi l’articolo del Gazzettino ed. Rovigo