Progetto e spettacolo “I 7 Cervi”
Un progetto, uno spettacolo, una commemorazione, un anniversario, una chiamata pubblica.
80 anni di vecchie e nuove resistenze. Per non dimenticare, per costruire un futuro libero, democratico, antifascista.
Mi hanno detto sempre così, nelle commemorazioni: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta. Va bene, la figura è bella e qualche volta piango, nelle commemorazioni. Ma guardate il seme. Perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo.
Alcide “Papà” Cervi
Questo progetto nasce dall’eredità di Papà Cervi, o meglio, dalla continuità di ciò che è stato: proseguire nella semina e nel raccolto. Dare voce e luce e linfa a quel seme, e farne pianta, e raccoglierne i frutti.
Un progetto che nasce non solo in una occasione commemorativa (il 28 ottobre 1945 avvennero i funerali ufficiali e la sepoltura definitiva dei Sette Fratelli) che nel 2025 compie 80 anni, ma che vuole utilizzare il linguaggio del teatro per trasmettere i pensieri e i gli ideali che mossero i Cervi, e che crediamo, possano tuttora essere trasmessi alle vecchie e soprattutto alle nuove generazioni.
Il teatro, quindi, come strumento di racconto e riflessione, momento di commemorazione e di riflessione su una vicenda che parte dalla fine, appunto da quel funerale che divenne evento collettivo, e fece nascere, istintivamente e spontaneamente, l’icona resistenziale dei Sette Fratelli.
E’ una storia che parte dalla fine, quella dei sette Fratelli Cervi. Dallo sparo unisono che il 28 dicembre 1943 falciò al Poligono di Tiro di Reggio Emilia le vite di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore e Quarto Camurri.
Tutte concordano sulla “discrezione” dell’eccidio: i documenti ufficiali rassicurano l’autorità sulla assenza di sguardi indiscreti. Da Brescia, dove si improvvisano le sedi istituzionali della Repubblica di Salò, giunge una sola domanda, scarabocchiata sul verbale dell’esecuzione: “sono 7 fratelli?”, sottolineata di rosso, quasi a esprimere perplessità per la decisione.
I carnefici non vogliono nessun funerale, nessuna manifestazione di cordoglio, temendo insurrezioni. I corpi vengono frettolosamente tumolati e di lì a poco, a seguito di un bombardamento aereo nelle vicinanze, alcuni dei corpi restano addirittura scoperti. Il dramma dei Sette Fratelli sembra destinato a proseguire, anche dopo la loro morte. La presenza dei carnefici ne impedisce qualsiasi tumulazione, sulla falsariga dell’antica tragedia sofoclea di Antigone. Anche qui, come per l’eroina greca, il potere dispotico impedisce di poter onorare i defunti. Da qui il pianto e il gesto soffocato ed eroico di Antigone, a richiedere pietà per i suoi morti.
Questo progetto e questo spettacolo vogliono partire proprio da qui, da quella rivolta che Antigone/Genoeffa Cocconi proclama, in nome di idealità alte e nobili.
Il racconto del prologo è, paradossalmente, al contrario: dalla stesa dei morti, dai fatti conclusi, parte il lamento della madre ed il racconto dello stato delle cose in cui si è. Come e perché si è giunti a questo? La situazione della guerra e della dittatura, la rivolta resistente, la morte. Si parte dalla fine. Da lì cominciamo a raccontare.
Dalla stesa dei morti dove Antigone reclama la sepoltura, davanti ad un Creonte, chiaramente fascista. Il racconto va a comporsi, lentamente, ripercorrendo la vicenda dei Cervi, incrociandosi con la tragedia di Sofocle.
Antico e presente convivono il dramma di chi lotto, si batte e muore per la Libertà.
Il progetto teatrale prevede il coinvolgimento di due gruppi di attori e “volontari teatrali”:
- Un gruppo di attori e attrici che verranno selezionati per la realizzazione dello spettacolo, che avrà 4 attori protagonisti e 6 non-protagonisti, che li affiancheranno nella messinscena del debutto
- Un CORO di adolescenti, dai 14 ai 30 anni, che saranno avvicinati al progetto tramite una Chiamata pubblica. Questi adolescenti diventeranno “volontari teatrali” che accompagneranno lo spettacolo come una sorta di grande coro. La chiamata sarà realizzata nelle scuole superiori di Reggio Emilia e dei dintorni. Il coro sarà presente nei due camminamenti previsti e nello spettacolo serale.
Il ruolo del CORO; all’interno dello spettacolo, non solo sarà importante drammaturgicamente, ma intende essere momento di riflessione e coinvolgimento delle nuove generazioni. La loro presenza, accompagnata da moment didattici storici e storiografici, sarà impegno per una riflessione culturale e sociale che li vedrà impegnati nella costruzione del futuro.
I momenti della rappresentazione saranno tre:
- un prologo, il mattino del 25 ottobre, che muoverà un camminamento da Casa Cervi a Gattatico fino alla tomba dei Sette Fratelli al cimitero di Campegine. A guidare il camminamento sarà una banda musicale, seguita dal coro e da tutte quelle persone che vorranno partecipare e rendersi partecipi della commemorazione, un po’ come 80 anni fa si radunò spontaneamente una folla di migliaia di persone a seguire i feretri dei Setti Fratelli. Al cimitero avverrà la conclusione del momento commemorativo, accompagnato da un prologo allo spettacolo teatrale.
- Un ante-spettacolo, ovvero un camminamento che vedrà impegnato parte del CORO e dei cittadini presenti, da Poligono di tiro di Reggio Emilia (luogo ove avvenne l’esecuzione dei Fratelli Cervi) al teatro Ariosto.
- Lo spettacolo stesso, in serata, al Teatro Ariosto di Reggio Emilia.
Questo progetto, oltre al coinvolgimento diretto dell’Istituto Alcide Cervi, vedrà il coinvolgimento della Fondazione I Teatri, che hanno aderito con entusiasmo al progetto stesso, ritenendolo importante e necessario per il panorama locale, regionale e nazionale. Accanto alla Fondazione, vi sarà la collaborazione del Centro teatrale reggiano MaMiMò e di altre realtà, teatrali e non, che siamo certi aderiranno al progetto.
La dimensione speciale di questo progetto, che celebra un 80 davvero particolare, necessita assolutamente del coinvolgimento di realtà amministrative locali e non solo, di realtà e situazioni (scuole, associazioni culturali e non solo, realtà teatrali amatoriali) che trovino passione, energia e coinvolgimento nella celebrazione di una storia iconica della nostra Repubblica.
Proprio a seguito di una prospettiva futura, si è infatti pensato che lo spettacolo, che verrà messo in scena da 4 attori professionisti (oltre al Coro ed altre comparse) possa, successivamente al debutto, replicare in altre città e situazioni, andando a mettere in gioco, attraverso la presenza del CORO che andrebbe trovato di volta in volta in loco, realtà locali che andrebbero ogni volta coinvolte.
Le location del progetto saranno sicuramente il Teatro Ariosto, ove avverrà lo spettacolo nella serata del 25 ottobre;
- la sala prove (che potrebbe essere Sala Cocconi al Museo Cervi, ma ancora da individuare definitivamente), che ospiterà per oltre un mese le prove degli attori;
- il cimitero di Campegine, dove avverrà il prologo del progetto;
- eventuali altre situazioni che verranno individuate a breve, nel caso si rendessero necessarie alla realizzazione del progetto (ad esempio, nel caso di un Coro, molto numeroso, una sala ampia dove poter realizzare alcune prove)
Sono certo che un progetto di questo tipo, visti i tempi che il nostro Paese, e non solo, sta attraversando, sia assolutamente necessario e coraggioso. L’impegno necessario è tanto, certo, ma le idee che lo promuovono sono altrettanto forti e guidate da idealità pure e vincenti. Ogni ragazzo e ragazza, ogni uomo e donna, di qualsiasi età, ceto sociale, di qualunque ruolo nel tessuto della società reggiana (e non solo!) dovrà sentire come impegno del cuore la spinta ad aderire e collaborare alla realizzazione di tutto questo.
Perché non è il momento di tentennare, ma di far battere il cuore.
Eugenio Sideri
Direttore artistico e regista del Progetto
