Lógos su Medea ed Elettra. Logos su Anna Politokovskaja

 

 

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Ci siamo ritrovati ad un sacrificio. Non ne eravamo pronti, ma abbiamo dovuto accettarlo.

Questo è successo al nostro laboratorio teatrale, al prezioso gruppo del Progetto Dante. Rinunciare al bene più prezioso che avevamo: il teatro.

Avevamo un appuntamento: 10 aprile, Teatro Rasi, Ravenna, ore 21.

Niente da fare.

Ecco il nostro sacrificio. E da lì provare comunque a fare il punto della situazione.

Perdere il teatro e non invocarlo davanti ad un portatile, ad un pc, sullo schermo della videochiamata. Non sarebbe più teatro. Il teatro vive nel momento in cui succede. Non ha mediazione di alcun schermo.

Ci siamo ritrovati senza teatro, senza il respiro degli spettatori.

Ma ancora con parole scritte e le nostre voci.

Siamo ripartiti da quelle parole e quelle voci. Non è teatro, ma un documento di cui spieghiamo il nostro sostare, la pausa a cui dobbiamo cedere. Un resoconto di una parte dell’esperienza che abbiamo vissuto in questi mesi, raccontata attraverso la nostra voce.

Ho raccolto una parte dei testi su cui avevamo lavorato, e li ho reimpostati come se fossero singole strofe, versi di un canto. Versi di un lungo e doloroso lamento. Li ho reimpostati come se fossero singole strofe, versi di un canto. A parlare di un’eroina, Anna Politokovskaja, giornalista russa e cercatrice di verità, ma anche a parlare di noi. A parlare di Medea e di Elettra.

Raccogliere le nostre voci nelle loro, e lasciare che il grido (kraugé) dia sfogo alla tragedia. Medea ed Elettra ci guardano e le guardiano, anche noi. Le viviamo a distanza, un po’ come questo virus ci costringe a stare.  Viverle a distanza. In attesa che il teatro, quello che vive hic et nunc, possa rinnovarci la possibilità di farle raccontare.

 

 

 

Le oltraggiose: Enrico Farina