Le Oltraggiose
Un teatro che va oltre la misura stabilita

Le Oltraggiose nascono dalla necessità di raccontare le donne.
Il progetto prende vita nel novembre del 2019: si tratta di un laboratorio teatrale che negli anni cambia forma, ma mantiene come elemento costante il femminile, partendo da un gruppo di adolescenti per arrivare poi a ragazze ventenni.
Ciò che contraddistingue questo laboratorio sono i temi di natura sociale: rivendicazioni, luci puntate su situazioni troppo spesso taciute, riflessioni sulla libertà, la violenza, vita e morte si intrecciano per restituirci testi in cui cerchiamo delle verità, vicine e lontane a noi, in cui rivedersi o tentare di immedesimarsi. Per poter fare questo, il laboratorio si è servito dell’aiuto degli antichi, come Medea e Elettra, utilizzate in “Materiali per Medea”, testimonianze di giornaliste come Anna Politokovskaja, romanzi ispirati a vicende vere, come “Oliva Denaro” di Viola Ardone, utilizzato per scrivere “Le Preziose”, o storie di cronaca come in “Quasi come una squadra (di calcio)”, tratto dalla vicenda delle operaie della fabbrica tessile Maison Lejaby di Yssingeaux. Non solo i temi sono in continua trasformazione, ma anche i modi: dalla sala prove ci si reinventa nelle riunioni online se le esigenze lo chiedono, e davanti all’impossibilità di calcare il palcoscenico così come lo conosciamo, lo spettacolo diventa un video, e così i limiti, come muri, vengono buttati giù, parola dopo parola.
Oltraggioso è chi va oltre la misura stabilita.
Kraugè: Medea, Elettra, Politokovskaja. 2020

Dal greco κραυγή, grido e lamento. Questo testo nasce dalla necessità di gridare, sia come atto liberatorio che come atto di rivendicazione, per riportare l’attenzione sul teatro, sacrificato a causa della pandemia di Covid-19. La riflessione parte da Anna Politokovskaja, giornalista russa il cui lavoro di cronaca era incentrato spesso sulla guerra in Cecenia. Politokovskaja denuncia le violazioni dei diritti umani sia da parte dei ceceni che da parte dei russi, facendo di se stessa un nemico di entrambi i governi. Il 7 ottobre 2006, Politokovskaja viene ritrovata nell’ascensore del suo palazzo con un proiettile in testa, con la colpa di aver chiesto giustizia per le vittime innocenti di violenza e di aver dato la voce a chi non può urlare.
“Quando la verità è scomoda la chiamano denuncia, e la denuncia merita una punizione.”
Materiali per Medea. 2021-22
Medea, la protagonista della tragedia di Euripide, è una figura controversa. Figlia, moglie, madre.
Le parole della riscrittura tragica di Heiner Müller si incrociano con la forza di quelle di Christa Wolf. Una Medea, Donna della Colchide, prima di tutto ‘donna che non china la testa’.

Medea tradisce, dà la vita, vendica, uccide. Per amore. Amore di cui è vittima, strumento degli uomini per ottenere ciò che vogliono, strumento gettato quando non serve più: cessa di essere vittima e diventa carnefice, si macchia di crimini che rimango, nei secoli, nei millenni, ripugnanti, come l’infanticidio. Medea, madre, priva Giasone della proprietà che lei stessa gli ha donato: i figli.
Medea è lucida, è una stratega, sa a cosa va incontro, ed Euripide lo rimarca: “…capisco quali mali dovrò sostenere, ma più forte dei miei propositi è la passione, la quale è per gli uomini causa dei più grandi mali”.
Niente la ferma, nemmeno il dolore, anche se ferendo Giasone ferirà sé stessa.
Senza Euridice. 2022
Il testo attraversa il mito di Euridice, tra l’amore di Orfeo e la violenza di Aristeo, che porta alla morte di Euridice stessa. Questa non ha lieto fine: Euridice, oggetto del desiderio di Aristeo, piuttosto che cedere, sottomettersi alla bruta volontà dell’uomo, incappa nella morte, unica vera liberazione dal possesso nei miti greci. Non è il semplice racconto del mito, è la ricerca della realtà – la nostra – nelle parole del mito stesso.
Le donne, oggi, ancora oggetto di desiderio e possesso, non sono diverse da Euridice.
Ognuna di noi conosce un Aristeo. Ognuna di noi l’ha incontrato almeno una volta, che fosse in un fischio, in un tocco, in una parola che scivola sulla pelle come la punta di un coltello, che non ti taglia, ma ha il potenziale per farlo.
“Ti ho rifiutato. Non ho ceduto alle tue lusinghe. Non ho voluto cederti, Aristeo, perché non puoi prendere ciò che non è tuo, e io, e io, io sono mia”.
Le regine del limite. 2022
Questo testo affronta il tema delle donne kamikaze. La donna è preda e predatore, nello stesso istante: muore e uccide. Sotto il puro e tutt’altro che semplice atto di uccidersi – provocando la morte di altre persone – c’è un altro atto di violenza, più sottile, ma più vile: la manipolazione psicologica. L’onore, centro di questa manipolazione, è il mezzo per convincere le donne a dare il più bel regalo ad una causa: la loro intera esistenza. Le Oltraggiose in questo progetto cercano storie di vita quotidiana, che all’improvviso vengono interrotte nel nome del potere, dell’ideologia, della sottomissione, della cultura del controllo sulle donne.
“C’è chi resta e piange. E chi se ne va, se ne va per sempre.”
Oltre allo spettacolo, vedi anche la DIGITAL PERFORMANCE:
25 novembre 2023: Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne
Quasi come una squadra (di calcio), 2023

Il diritto al lavoro, quello femminile ancora di più, è stato un campo di battaglia che vede ancora molti scontri al giorno d’oggi. Quasi come una squadra (di calcio) si chiede cosa siano disposte a fare le operaie di una fabbrica tessile pur di mantenere il posto di lavoro, una lotta di tutte contro tutte per compiacere o sfidare le cravatte, ovvero i dirigenti e i nuovi proprietari della fabbrica. I personaggi, rappresentanti delle operaie elette in consiglio di fabbrica, ricevono una proposta, portata dalla più anziana di loro che, fungendo da portavoce, parla direttamente con le cravatte. La proposta è semplice: rinunciare a sette minuti della pausa per aiutare l’azienda che sta attraversando un momento di crisi. Le operaie, nel confronto, rivelano i contrasti più o meno sopiti: la sfiducia, la gelosia, l’invidia, l’egoismo o l’altruismo. La miccia, però, viene accesa dalle cravatte, che muovendole come marionette, le spingono a farsi la lotta tra di loro.
Lo spettacolo si ispira alla reale vicenda di Yssingeaux, raccontata da Stefano Massini nel testo “7 minuti”.
Teodora: la guerra delle donne, le donne in guerra, 2024
La guerra, da sempre, è mestiere degli uomini. Eppure, senza le donne, le guerre non si vincono. È il caso delle staffette partigiane, donne coraggiose che rischiano la vita per consegnare armi, cibo, informazioni. E non solo.
Dietro questa lotta si cela il desiderio di un mondo diverso, un mondo nuovo. Dove le donne possono lavorare, possono scegliere il proprio futuro, decidere del proprio corpo, dove possono esprimersi con il voto. Si lotta per il cambiamento, per la libertà: questa libertà, però, è una libertà mutilata. Si conquista il diritto di voto, è vero, ma la violenza di genere non conosce armistizi. Non c’è pace, non ci sono compromessi, solo nuovi modi di fare violenza. E così continua la guerra delle donne, ancora a distanza di ottant’anni. Le donne devono essere pure, ma provocanti. Devono rispettare canoni di bellezza irraggiungibili che cambiano ogni anno. Possono lavorare, ma guai a mettere in difficoltà le aziende facendo un figlio. Eppure, se il figlio non lo fanno, non sono considerate pienamente donne. Possono camminare per strada senza la protezione di un uomo, ma chi garantisce che non capiterà loro niente? La guerra a cui hanno partecipato le Donne non smette mai di essere guerra.
E poi c’è un uomo, allontanato dalla moglie per maltrattamenti, che continua a rivendicarne il possesso. Lui sembra pentito vuole riavvicinarsi. E le scrive una lettera. Che ne svela però il vero stato d’animo.
“Anche tua madre te lo diceva, che gli uomini hanno bisogno delle donne. Che senza le donne non fanno niente. Che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E perché, allora, pretendevi di stare davanti? […] E mi dispiace che ti abbiano messo in testa tante cose che non sono vere, specialmente che tu ed io siamo uguali.”
Le Preziose, 2025
Partendo dalle vicende di Franca Viola, la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore e a denunciare il suo stupratore, le protagoniste si interrogano su una moltitudine di temi che riguardano quotidianamente le donne. Il lavoro, la famiglia, la libertà sessuale, le pressioni sociali. Perché le aspettative sono sempre altissime, irraggiungibili, e perché le lotte che le nostre madri e nonne hanno portato avanti non sono ancora finite. Non possiamo cantare vittoria. Franca Viola è un esempio di coraggio e resistenza che va’ ancora ricordato, perché ancora oggi la violenza sessuale è uno strumento di controllo che viene esercitato quotidianamente. La verginità è ancora un valore, qualcosa che “si perde”, una bussola morale che ci indica se una donna è buona o marcia, eppure se non hai esperienze sei ugualmente strana, giudicabile.
“Questo è essere liberi? O è solo paura? Forse mi sto solo immaginando tutto? Forse non è vero, non sono una donna libera e indipendente. Forse sono solo una donna, forse anche un po’ pazza, come mi dicono tutti. Sono pazza io o sono pazzi gli altri?”
TEATROCARCERE 2021-2025
Il progetto delle Oltraggiose prosegue anche dietro le sbarre, affiancandosi al laboratorio già esistente, all’interno della Casa circondariale di Ravenna. In collaborazione con il Coordinamento regionale Teatro-Carcere Emilia-Romagna, nel 2021 porta in scena RESURGERE – Caduta e risalita nell’Inferno di Dante, Che fatica, Ercole in cui partecipano alcune attrici del gruppo delle Oltraggiose, proseguendo poi nel 2024 con “La Scelta” e nel 2025 con “Ligartaud!”.
Si tratta di un progetto che vede la collaborazione con i detenuti della Casa circondariale sia nella scrittura che nell’interpretazione di un testo, che riprende spesso tematiche affini ai concetti di libertà, reclusione e società.
Leggi anche questa riflessione


